Filatoio di Caraglio

Project Info

Project Description

Il Filatoio di Caraglio e’ probabilmente il primo setificio del cuneese. Fu edificato tra il 1676 e il 1678 dall’imprenditore torinese Giovanni Gerolamo Galleani; nella sua progettazione furono seguiti gli stessi principi che ispirarono il filatoio di Venaria, primo insediamento torinese del genere. In quel periodo, grazie all’innovazione tecnologica ed al miglioramento della qualita’, il prodotto serico piemontese si andava affermando sui mercati internazionali. In soli due anni fu portato a compimento il primo nucleo del complesso, disposto in forme regolari e simmetriche intorno alle prime due corti interne, dove si svolgevano le operazioni di trattura e torcitura del filato. Poi si procedette ad erigere le mura di recinzione, costellate da torrette circolari che delimitavano l’intero complesso produttivo e le sue aree di pertinenza.

Gli esterni del corpo di fabbrica sono stati oggetto di un accurato restauro. L’area circostante gli edifici ed i cortili interni sono stati sistemati mediante il riporto di materiale frantumato di cava ed inghiaiamento superficiale. E’ stata realizzata una pavimentazione in ciottolato e lastre in pietra, insieme ad aree verdi distinte dalla strada interna di accesso carrabile e dalle zone di sosta.

Al piano terra e’ stato eseguito il restauro pittorico delle volte, la scialbatura delle lesene e la
ricostruzione dei filetti in corrispondenza degli accessi ai locali. Al primo piano si e’ provveduto al restauro dei pavimenti in seminato ed alla realizzazione di nuovi pavimenti in cotto, alla posa in opera di porte in legno ed in ferro, di ventilconvettori, di apparecchi illuminanti. Al secondo piano sono stati eseguiti il consolidamento strutturale di alcune volte, la ricostruzione di un solaio in legno ed il restauro pittorico di una porzione di volta.

MUSEO DELLA SETA. Questi ambienti costituivano il cuore pulsante del filatoio; qui si trovavano le macchine per la torcitura del filato. Era qui che avveniva l’ultima fase della lavorazione: il filo, il pregiatissimo organzino, esportato a Lione ed in tutto il Piemonte, veniva torto ed avvolto sui rocchetti. A questa operazione provvedevano due imponenti Òmulini da setaÓ, in grado di muovere ognuno centinaia di rocchetti contemporaneamente. Le macchine venivano messe in movimento dalle ruote del mulino sottostante, con un sistema di ingranaggi a cremagliera e di alberi di trasmissione, ed erano assistite da decine di operaie che lavoravano su due piani. Le macchine originarie sono andate perdute: quelle visibili rappresentano una ricostruzione fedele effettuata sui disegni originali. Sono funzionanti, anche se mosse da un motore elettrico e non piu’ dall’energia impressa dall’acqua.